Marcello Lo Giudice nel suo studio (Credits ABC-ARTE) Marcello Lo Giudice nel suo studio (Credits ABC-ARTE)

Marcello Lo Giudice: colori, natura e materia del pittore tellurico

Nato nella cittadina siciliana di Taormina, Marcello Lo Giudice si divide tra Milano, Parigi e la bellissima Noto. Dopo aver conseguito la laurea in geologia all’Ateneo di Bologna, Lo Giudice si è iscritto all’Accademia delle belle arti di Venezia e, proprio in quell’occasione, ha avuto modo di avvicinarsi e di conoscere tre mostri sacri della pittura made in Italy del calibro di Giuseppe Santomaso, Virgilio Guidi ed Emilio Vedova.

Considerato uno degli artisti italiani più talentuosi del panorama contemporaneo, Marcello Lo Giudice è, senza alcun dubbio, un genio dell’arte tutto da scoprire. Le sue opere vanno letteralmente a ruba e il suo stile è riuscito a fare il giro del mondo e ad incassare numerosi consensi. Addirittura, in aste di carattere internazionale, l’artista è riuscito a decuplicare le stime.

La sua fama lo ha portato lontano dall’Italia e, ad onor del vero, pare proprio che Lo Giudice non abbia alcuna intenzione di volersi limitare ai confini nazionali. Le sue collaborazioni sono tutte degne di nota. Con il Principe Alberto di Monaco, ad esempio, ha un rapporto davvero molto produttivo che gli ha consentito di mettersi in luce e di farsi conoscere dal grande pubblico.

Insomma, Marcello Lo Giudice sembra essere più conosciuto all’estero che in Italia. Le sue opere sono richieste dai musei di tutto il mondo e dalle migliori gallerie d'arte moderna ma sono difficili da trovare nelle sua terra natia. Siciliano di nascita ma milanese di adozione dall’83, Marcello Lo Giudice ama la città in cui ancora adesso vive.

A suo parere, si tratta di villaggio in cui, pur non essendoci una vera identità, si nascondono una miriade di micro-realtà fervide e versatili. A Bologna Lo Giudice ha conseguito la laurea in geologia ed è riuscito a coniugare alla perfezione i suoi studi alla passione per l’arte. L’artista, infatti, non ha mai fatto mistero di aver sempre sentito la necessità di esprimersi attraverso la pittura.

I colori, la natura e la materia: il pittore "tellurico"

Studiando materie come la geologia, la fisica e la geografia ha avuto l’opportunità di conoscere da vicino tutte le sfaccettature della Terra. Grazie alle analisi al microscopio, ha fatto scoperte che gli hanno consentito di immergersi in un mondo del tutto inaspettato e, ai suoi occhi, a dir poco meraviglioso.

Stando alle dichiarazioni del pittore tellurico, la laurea in geologia è l’unica che consente di migliorarsi dal punto di vista artistico poiché permette di scoprire mondi che facoltà come architettura ed ingegneria, non possono far conoscere. In buona sostanza, attraverso la lente di un microscopio si riescono a vedere alcune delle opere più belle dell’arte contemporanea.

Ad affascinare ed ispirare Marcello Lo Giudice, pertanto, non sono state solo le forme geometriche ma, soprattutto, la miriade di colori che si ha la possibilità di ammirare guardando la natura nel suo complesso.

Oltre alla passione per la geologia, Marcello Lo Giudice coltiva anche quella per la musica. A suo giudizio, alla base dell’universo c’è proprio la musica ed è necessario che musica e pittura si uniscano per dare forma ad una sinergia armonica. In occasione di una recente intervista, però, il pittore ha dichiarato di non ascoltare la musica quando dipinge.

Marcello Lo Giudice si definisce un pittore gestuale. Per riuscire a dare forma alle sue opere, infatti, deve immergersi nella materia e coglierne ogni aspetto, anche il più nascosto e recondito. Ad averlo definito un pittore tellurico, invece, è stato Pierre Restany. Tale definizione è legata al fatto che, nella sua opinione, Lo Giudice si impossessa in maniera letterale della materia e con essa instaura un rapporto viscerale.

Una particolarità del suo stile? Per il momento, Marcello Lo Giudice ha dipinto la natura solo in positivo. La forza distruttiva della natura, dunque, non è mai finita sotto la sua lente d’ingrandimento.

Indipendentemente da ciò, non si preclude affatto l’idea di poterlo fare in futuro. La sua pittura, infatti, è in continua evoluzione e c’è da scommettere che continuerà a regalare non poche emozioni ai suoi numerosi sostenitori.

Dall'arte concettuale al metamorfismo della materia

Negli anni ’70, Lo Giudice si è avvicinato molto all’arte concettuale, utilizzando cera, fumo, bruciature, e fragole per creare le sue opere. In tale periodo, ha anche dato inizio ad una ricerca che lo ha portato ad approfondire uno stile in cui la luce e la sua energia e il cosiddetto metamorfismo della materia si uniscono per lasciare spazio a paesaggi incantati.

La sua, dunque, è una tecnica sedimentaria in cui i colori vengono sovrapposti ed abilmente richiamati attraverso tecniche davvero molto interessanti come le abrasioni e le asportazioni. Il legame di Marcello Lo Giudice con la terra è a dir poco viscerale e la sua ammirazione nei confronti della materia e della sostanza geologica rappresenta un valore aggiunto della sua arte.

Il suo obiettivo è l’affermazione della sinergia continua tra l’essere e l’energia cosmica. La materia, quindi, è assoluta ed indefinita come lo è il cosmo. Ammirare e valutare le opere d'arte di Marcello Lo Giudice significa immergersi in un vero e proprio viaggio senza tempo in cui a trionfare è esclusivamente la materia in tutte le sue forme. L’arte di Marcello Lo Giudice passa attraverso il rispetto della natura e la necessaria convivenza degli esseri umani con essa.

L’uomo, a suo parere, deve rifiutare categoricamente le barbarie e deve tornare a vivere in simbiosi con la natura.

Nel corso del tempo, sono state moltissime le sue sperimentazioni. Sul finire degli anni ’80, ad esempio, ha iniziato ad utilizzare la ceramica. I suoi Totem sono opere davvero magnifiche. Squarciati, letteralmente svuotati, bruciati e dipinti: i Totem di Lo Giudice sono dei veri e propri manifesti contro la guerra. Con tali opere, Marcello Lo Giudice si è dimostrato anche sensibile alle tematiche sociali senza, però, scollarsi da quel materialismo che lo ha reso celebre nel mondo.

Negli anni 2000, questa tecnica ha subito nuove evoluzioni. Ai Totem, infatti, sono state aggiunte delle farfalle di ceramica. In buona sostanza, il pittore ed artista Marcello Lo Giudice ha voluto creare un ossimoro figurato mettendo in contrasto la bellezza e la delicatezza delle farfalle con la violenza delle guerre.

Durante il percorso che lo ha portato alla creazione dei Totem, Lo Giudice ha sventrato materassi, li ha bruciati, li ha riempiti di materia e li ha resi veri e dolorosamente realistici. Le farfalle rappresentano, invece, la purezza, l’opportunità di riscatto, un punto da cui ripartire, un modo per lasciarsi alle spalle ogni tipo di negatività.

Gli obiettivi: l’indefinito e l’assoluto della materia

In sintesi, l’arte di Lo Giudice non ha solo una funzione puramente estetica. Al contrario, potrebbe essere considerata un mezzo attraverso il quale consentire al pubblico di fare un viaggio tra trascendente ed immanente, passando attraverso la materia.