Asta record per Modigliani e Fontana

Il 9 novembre, da Christie's, è stato battuto il dipinto di Amedeo Modigliani, ″Nu couché″ (in italiano, Nudo Sdraiato) per la somma di 170 milioni di dollari. Il quadro, dipinto dall'artista modenese nel 1917, si classifica, così, come la seconda opera più cara di tutti i tempi, dietro l'opera dello spagnolo Pablo Picasso, ″ Les femmes d'Alg″, a sua volta venduta all'asta, lo scorso anno, per un importo pari a 179 milioni di dollari.

″Nu couché″ (Nudo Sdraiato), un dipinto olio su tela, che misura 65 x 100 centimetri, è solo uno dei numerosi nudi che hanno caratterizzato la produzione pittorica di Amedeo Modigliani, anche se è da alcuni considerato come il miglior quadro prodotto dall'artista livornese.

 

E' stato reso noto che i compratori dell'opera sono una coppia di coniugi cinesi, Liu Yiqian e la moglie Wang Wei, miliardari e collezionisti stimati, che lo hanno acquistato per il Long Museum di Shanghai, da loro stessi fondato nel 2014.

Modigliani – che dipingeva e scolpiva – è considerato uno dei più importanti artisti del Novecento, nonostante abbia prodotto, in realtà, poche opere (circa trecentocinquanta in tutto).

Nel contempo, un altro artista, nato in Argentina, ma di origini italiane, Lucio Fontana, con una delle sue tele ritmate da tagli in sequenza, titolate Concetto Spaziale, in asta da Sotheby’s, è andata oltre tutte le aspettative dei galleristi, seppure già alte. Il suo ″Concetto Spaziale, La Fine di Dio″, ovvero un'opera a forma di uovo bucherellato, realizzata da Lucio Fontana nel 1967, è stata battuta all'asta, giovedì 15 ottobre, per 15.941 sterline, ossia per un importo pari a 21 milioni di euro.

La tela, una delle trentotto della serie Concetto Spaziale, realizzate dal maestro tra il 1963 e il 1964, misura 177 x 23 centimetri ed ha battuto il record personale dell'artista, che ha raggiunto, in questo modo, il suo nuovo prezzo massimo. Nella stessa asta, altre opere di maestri italiani hanno realizzato prezzi considerevoli: ad esempio, ″Il sogno di Cleopatra″, di Mario Schifano, è stato battuto alla cifra di 893.000 dollari.

″La Biennale 66″, dell'artista Michelangelo Pistoletto, invece, è stata venduta a 3.861.000 dollari. Appare chiaro come l'arte italiana sia sempre più apprezzata nel Mondo. L'interesse non si limita solo ai classici ma si estende, in particolare, proprio all’arte contemporanea.

Opere di artisti come Modigliani o Fontana, o Merz, ad esempio, rappresentano un valore aggiunto per la nostra cultura, senza dimenticare che rientrano nella categoria dei cosiddetti ″beni rifugio″ ovvero beni destinati a rivalutarsi economicamente con il passare del tempo. Per parlare in gergo, è assodato che l'arte italiana ″tira″ moltissimo all'Estero, ma in Italia non si è assolutamente in grado di sostenere e sviluppare questo immenso patrimonio.

Mentre all'estero, ad esempio, in paesi come Francia e Gran Bretagna, si favoriscono i direttori dei musei e i galleristi nella ricerca di artisti emergenti, in Italia lo Stato sembra far di tutto per mortificare il settore. Non solo non vi è alcun sostegno concreto da parte dello Stato, ma addirittura lo si scoraggia fiscalmente.

In realtà, l'arte genera denaro e potrebbe contribuire, di gran lunga, a risollevare le sorti del nostro Paese se ben sfruttata. Il Mercato mondiale dell'arte è in crescita, nonostante la congiuntura economica negativa. Nel 2014, il fatturato globale è cresciuto quasi del ventisei % rispetto all'anno precedente. La maggior parte degli introiti derivanti dalle vendite all'asta di opere d'arte è legato alla Cina ed agli USA, seguiti da Regno Unito, Francia, Germania e Svizzera mentre l'Italia contribuisce solo con lo 0,7.

Insomma, l'Italia si aggiudica la maglia nera del mercato d'arte internazionale. Eppure, oggi, in Italia, esistono quattrocentomila imprese che girano attorno al mercato dell’arte, le quali generano quasi il 6% della intera ricchezza prodotta nel nostro Paese, dando lavoro a quasi due milioni di persone (il 6,2% degli occupati in Italia), mentre si contano circa 10 mila operatori con impieghi indiretti, indotti da altre attività connesse al commercio dell’arte.

Il mercato dell'arte italiano mostra, quindi, grandissime potenzialità, purtroppo, non sfruttate. Infatti, a causa delle restrittive regolamentazioni dell’export, le esportazioni dall’Italia sono piuttosto basse mentre le importazioni, per ragioni di ordine fiscale, come detto, vengono ovviamente limitate. All'Estero dicono che l'Italia ha una tassazione altissima, che le tempistiche per il rilascio dei permessi di esportazione sono estremamente lunghe e gli esiti delle procedure, devono definirsi, a dir poco, imponderabili.

In realtà, in Italia esiste anche una forte componente di collezionisti, sopra tutto per quanto concerne l'arte contemporanea che rappresenta, dal 2008 circa, la maggiore categoria per valore nelle case d’asta ( a differenza degli anni precedenti quando a dominare il mercato era l'impressionismo).

Il problema è che anche i nostri grandi collezionisti, oggi, non comprano più, oppressi da una asfissiante burocrazia e un forte peso fiscale. I collezionisti devono giustificare ogni loro acquisto perché l'arte è considerata bene di lusso, devono fare rapporto alla SIAE per il diritto di seguito e, una volta iscritti nel relativo registro sono soggetti a controlli periodici da parte del Fisco (che li sospetta possibili evasori). E' chiaro che collezionare arte è tutt'altro che conveniente!

Tuttavia, il collezionismo privato è alla base anche del commercio internazionale delle opere d'arte. Favorire il mercato interno, magari con detrazioni fiscali apposite, consentirebbe al nostro Paese di sfruttare le potenzialità di un settore ancora, in massima parte, inespresso.