Alighiero Boetti e il concettualismo della sua arte povera

Alighiero Boetti (conosciuto anche come Alighiero & Boetti) rappresenta uno degli artisti di riferimento sia dell'Arte Povera che dell'Arte Concettuale come vedremo partendo dalla sua biografia e analizzando le opere principali. Si può definire sicuramente uno sperimentatore, grazie anche all'uso dei materiali utilizzati ma soprattutto all'analisi dell'alternanza e della doppia identità.

Alighiero Boetti: biografia

Nato il 16 dicembre 1940 a Torino dal notaio Corrado Boetti e dalla violinista e ricamatrice Adelina Marchisio, Alighiero Boetti è stato uno dei rappresentanti più importanti dell'Arte Povera una delle correnti più interessanti dell'arte moderna e contemporanea.

Al tempo stesso fu uno dei primi artisti a distaccarsi dal movimento per sperimentare nuovi settori e realizzazioni. Dopo aver studiato Economia e Commercio a Torino, abbandona l'università per seguire un percorso da artista autodidatta.

Subisce l'influsso di culture orientali ed extraeuropee, oltre che di un suo antenato, missionario in Africa e in Oriente. All'inizio si rivolge all'arte tecnica, poi ai paesaggi a olio influenzato dai pittori russi e infine all'incisione, che studia a Parigi. Le sue opere si caratterizzano per la sperimentazione di nuovi materiali (plexiglass, masonite e gesso) e per la realizzazione di disegni su carta a china, monotipi e incisioni.

Negli anni Sessanta vive in un appartamento-studio a Torino, città dove si sposa nel 1964 con Annemarie Sauzeau. Le sue opere vedono un grande interesse per gli oggetti e i gesti quotidiani. Partecipa a tutte le più importanti manifestazioni ed espressioni del movimento dell'Arte Povera, venendo inserito tra gli artisti concettuali. L’esperienza poverista termina nel 1972, ma Alighiero Boetti se ne distacca prima.

Grande viaggiatore, nel 1971 si reca in Afghanistan, primo soggiorno di una lunga serie. Infatti torna nel paese circa due volte l'anno fino al 1979: nei suoi viaggi commissiona arazzi alle donne afghane, da ricamare in base alle sue indicazioni e ai suoi disegni seguendo la tradizione artigianale locale. Si tratta della serie di opere "Mappe", in cui l'artista e le persone che realizzano il progetto sono soggetti distinti.

Si tratta di una vera e propria svolta nel suo percorso artistico, sancita dal cambio del nome, che diventa Alighiero e Boetti, a significare la crisi esistenziale dell'artista. Nello stesso anno si trasferisce a Roma. In questi anni incarica altre persone di riempire fogli in cartoncino seguendo le sue istruzioni ma mantenendo un margine di libertà. Si tratta di opere caratterizzate, come gli arazzi ricamati, dalla ripetizione di un gesto manuale minimo.

Nel 1974 tiene la prima personale in un museo straniero, per la precisione a Lucerna; segue nel 1978 l'antologica a Basilea e numerose mostre negli USA e in Europa fino agli anni Novanta.

Agli inizi degli anni Ottanta l'artista si separa dalla moglie (da cui ha avuto due figli) e sposa nel 1990 Caterina Paganelli: due anni dopo nasce il figlio della coppia. Poco dopo all'artista è diagnosticata una grave malattia: muore a Roma il 24 aprile 1994. 

Alighiero Boetti e l'arte povera

Movimento artistico italiano nato nella seconda metà degli anni Sessanta, l'Arte Povera ha visto la partecipazione soprattutto di artisti torinesi. Nel 1969 avviene la consacrazione internazionale con una rassegna a Berna di arte concettuale e di arte povera.

Arte povera

L'Arte Povera nasce con l'intento di rompere in maniera netta e polemica con l'arte tradizionale, adottando temi e materiali quotidiani, poveri, come la plastica, il ferro, la terra, gli scarti industriali, il legno e gli stracci.

L'obiettivo è rifarsi alla società contemporanea dopo averne corroso tratti abituali. Allo stesso l'opera diventa installazione, cioè una performance completa in cui realizzazione e ambiente si completano l'un l'altro.

Bisogna comunque tenere a mente che vi sono artisti proprio come Alighiero Boetti, che dimostrano fin dall'inizio una vena più concettuale.

Opere principali

Tra le opere più importanti di Alighiero Boetti vi sono gli arazzi ricamati dalle donne afghane, la cui produzione è continuata fino alla morte dell'artista. Sono tessuti di formati e dimensioni diverse dove sono stati ricamati motti e frasi creati dallo stesso artista.

Tutte le frasi sono inserite in griglie e danno il titolo al pezzo: sono, ad esempio, "Dall'oggi al domani", "Non parto non resto", "Creare e ricreare", "Il progressivo svanire della consuetudine".

Altre serie di opere sono rappresentate dai cartoncini dipinti dagli allievi e dai fogli con disegni a china. Uno dei lavori più importanti dal punto di vista concettuale è "Lampada annuale": realizzata nel 1966, è una lampadina che si accende da sola soltanto per undici secondi una volta all'anno e in un momento non determinato.

Personale alla Ierimonti Gallery

Alighiero Boetti è sempre stato un artista molto apprezzato negli Stati Uniti: non stupisce, quindi, che sia stato protagonista di molte mostre. Una delle più importanti è stata la Personale alla Ierimonti Gallery di New York, tenutasi nel 2015 fino al 5 giugno.

Nello spazio espositivo erano presenti "Mappe", "Insicuro Noncurante", "Tutto" (uno degli arazzi ricamati da donne afghane): in tutto c'erano 87 opere provenienti da vari musei del mondo.

Opere esposte alla Tate Gallery di Londra e il MoMA di New York

Molte delle opere di Boetti sono esposte in maniera permanente nei più importanti musei americani, tra cui il MoMA di New York. Qui si trovano numerosi esempi di art in progress, tra cui "Insicuro Noncurante", una raccolta numerata di 82 fogli realizzati tra il 1966 e il 1975.

All’interno del portafoglio sono contenuti disegni originali, lettere, mappe e cartoline in una compilation Surveylike. È un omaggio a Marcel Duchamp, che puntava a realizzare modelli artigianali in miniatura delle sue opere.

Sempre al MoMA è esposto "Manifesto 1967", lista dei nomi di quindici artisti dell'epoca, ognuno affiancato da simboli diversi e dal significato oscuro. Si tratta di un giudizio e della parola chiave rappresentativa di tutto il percorso artistico del soggetto in questione, il cui significato era conosciuto soltanto da Boetti stesso.

Molte opere di Alighiero Boetti sono conservate anche alla galleria d'arte Tate di Londra, che negli anni ha ospitato più di una mostra dedicata all'artista. Vi sono molte "Mappe", che tracciano una storia del mondo, di cui evidenziano la mutevolezza dei confini. Altrettanto colorati e spettacolari sono i tappeti, raccolti a sviluppare il tema "Alternando da uno a cento e viceversa".

Esempio di art in progress realizzato in vari anni, si basa sulle combinazioni dei numeri. Alcune opere rappresentano temi che sono leitmotiv di tutta la produzione dell'artista torinese, ad esempio il desiderio impossibile di classificare e ordinare la realtà, il mettere al mondo il mondo, il doppio ruolo dell'artista e gli effetti del tempo.

Infine sul balcone della Galleria che si affaccia sul Tamigi si trova l’autoritratto in bronzo di Boetti realizzato nel 1993, quando gli fu diagnosticata la malattia. Si tratta del suo ultimo autoritratto e lo rappresenta insieme ai quattro elementi primari.